2022



Printed Magazine

CARTUCCIA MAGAZINE  VOL. 4

TOY CAM MON AMOUR




¼



Davanti a noi ci sono infinite possibilità di interpretazione delle cose, e personalmente l’ho sempre trovato molto affascinante; sapere che tutti noi, in modi diversi, possiamo assorbire in modi altrettanto diversi quello che vediamo è sempre stato motivo per la mia testa di viaggiare lontano e immedesimarmi in situazioni e luoghi lontani da me. L’immaginazione è fondamentale in questo caso, e trovo renda la quotidianità molto più tridimensionale.
La fotografia è il mio strumento preferito per cercare di rendere reali quei concetti e quelle immagini che sviluppo nella mia mente, quelli che sento la necessità di condividere con l’esterno.

Quando si parla di fotografia non ci sono confini, è questa la caratteristica che amo di più.

¼” è una serie scattata con una divertentissima toy cam: l’Action Sampler di Lomography.
Con questo progetto ho immaginato un viaggio in luoghi vicini, diversamente dal solito, cercando di ritrovare quella poesia romantica dei viaggi che facciamo quotidianamente.
La particolarità di avere un frame diviso in quattro esprime perfettamente l’idea di tridimensionalità che avevo in mente, personalmente gioco molto sul concetto di movimento quando fotografo, è stato un progetto che si  è sviluppato in modo molto organico. Infinite sono le ipotesi quando si osservano delle fotografie, soprattutto nel caso in cui il tema è il viaggio. Per questo particolare progetto, quasi tutti i paesaggi sono stati scartati dietro al finestrino di un treno, fermo alla stazione o in movimento tra la nebbia, il sole o la neve. Quando guardiamo fuori dal finestrino, che sia di una macchina o di un treno o di un autobus, ci assale immediatamente quel senso di malinconia che caratterizza quella staticità propria del tempo che si allunga, man mano che la meta dalla quale siamo partiti si allontana da noi, ed è come se a tratti scorresse più veloce e a tratti  più lento. Perdiamo la concezione e iniziamo ad immaginare; immaginiamo come sarà il luogo in cui stiamo andando, immaginiamo come diventerà quella città dalla quale siamo partiti, immaginiamo come potrebbe essere vivere nel luogo che stiamo attraversando in quell’istante o magari non immaginiamo proprio niente. Io ho immaginato come potrebbe essere vedere con occhi nuovi quei luoghi che per me sono così soliti da non suscitarmi più quelle sensazioni di sorpresa e novità, ma anzi, a cui non faccio più caso perchè credo di conoscerne ogni dettaglio. Credo invece che questo esperimento mi abbia ricordato quanto, a volte, le convinzioni che abbiamo hanno proprio la necessità di essere smontare. Sono riuscita a meravigliarmi di quanto possa essere bello un paesaggio innevato, di quanto possa essere d’impatto l’attraversamento del treno veloce che taglia la nebbia fitta come un coltello affilato, di quanto possa essere forte la sensazione di tepore del sole che batte sulla ringhiera della stazione, anche a metri di distanza.  
Ho sempre pensato di voler essere ‘altro e altrove” e mai come con questo progetto ho compreso quanto sia fondamentale essere anche ‘presenti”, a volte.
Quando sono salita sul solito treno mi sono accorta immediatamente dei colori che avevano coperto interamente il finestrino, rendendo quasi impossibile il passaggio della luce.
Il writer, all’esterno del vagone aveva coperto il finestrino con un tag. L’esperienza di viaggio è cambiata totalmente, sembrava di esser davanti ad un quadro di qualche artista d’arte moderna. Alcuni raggi di sole avevano trovato il modo di passare timidamente attraverso i buchi trasparenti del vetro, creando degli insoliti giochi di luce.
Per tutto il viaggio mi sono chiesta se la volontà del writer fosse stata intenzionale, o se fosse stato tutto un caso, l’idea di ricreare un ‘nuovo paesaggio” per chi sarebbe salito sul treno.

I colori predominanti sono molto caldi, anche il bianco della neve si fonde con le luci gialle e soffuse dei led creando que11’atmosfera di calore decisamente lontana dal concetto di inverno e di neve di alcuni scatti. Il rosa del cielo al tramonto si scontra con l’arancione acceso del sole che oramai è tramontato e ha colorato tutta l’atmosfera, pronta a diventare scura, con l’arrivo della notte. Persino il verde de1l’erba oramai calpestata dal freddo sembra tendere al dorato, sfumature che si mescolano con il tipico blu del cielo e del colore dell’ecope11e dei vecchi treni regionali. Tutto sembra trovare un equilibrio stabile che ricrea quel concetto di presenza e quotidianità per chi la vive con familiarità. Questo per me è essere presenti, pur pensando di essere altrove. L’idea che le immagini possano unirsi in un quadro armonico è fondamentale quando si vuole raccontare una scena specifica, quando si vuole trasmettere un’emozione che si è provata in un momento passato o che si vuole semplicemente rivivere. Per questo credo che la scelta della tecnica sia molto importante. In questo caso, quando parliamo di toy cam, non parliamo più di fotografia ma di Pornografia. È un genere che ha come punto fondamentale la spontaneità. In questa tecnica si ricerca spesso proprio questo lato imprevedibile delle immagini e non il loro concetto standard di perfezione; infatti, la Pornografia, comprende anche quelle tecniche di elaborazione delle pellicole che ottengono degli effetti estetici molto caratteristici.

Io penso che questo progetto si presti molto bene al concetto di toy cam che è molto spesso sottovalutato. Quando si utilizza una macchina fotografica così tanto semplice si tende a minimizzarne le potenzialità, la poca attenzione al dettaglio non è sempre una nota sfavorevole, anzi, diventa proprio quella caratteristica fondamentale che rende l’esperienza decisamente unica. La documentazione di questi viaggi va oltre l’apparenza, diventa una serie destinata all’interpretazione completa da parte di chi guarda.

Arya, la dolce voce che fa da colonna sonora a questa serie, alla fine dice:

‘So understanding that I'm just a soul, I'm walking my personal way creating my own journey and expressing in my truest self through my truest music! That's my Peace of Mind” e credo proprio che sia esattamente il punto fondamentale del progetto.

La fotografia, come la musica, sono la perfetta interpretazione del nostro io interiore. Siamo passeggeri dello stesso treno, compagni di viaggio di cui avere cura e con cui essere sinceri, sempre.